INCONTRI

Il progetto Incontri di Manuel Portioli, previsto dal 15 ottobre al 12 dicembre 2021 è il coronamento di un esteso percorso ideato dal curatore, sostenuto dalla volontà di creare idealmente un ponte ed uno scambio virtuoso tra Bergen, sua attuale città d’adozione e Reggio Emilia, città natale. Naturale quindi che – per qualche evidente riflesso - le diverse mostre abbiano parlato tendenzialmente di spostamenti e migrazioni.
Gli ‘attraversamenti’- così pare utile definirli – si avviano nel 2013, quando Manuel invita un primo gruppo di artisti internazionali ad esporre all’Officina delle Arti nell’ambito di una mostra intitolata Migration. Nel 2014 produrrà Cold Current in collaborazione con Helene Førde convocando tredici artisti norvegesi in quattro spazi museali della città. Replicherà tempestivamente Cold Current presso le gallerie Opere Scelte di Torino e Adiacenze di Bologna tra il 2016 e 2018 a riprova della validità del progetto. Per Flag No Flags Contemporary Art, negli stessi anni, proporrà nella Chiesa dei SS Carlo e Agata tre mostre, Heaven, Transiti e Diaspora: rassegne di video arte e film corti di autori internazionali impegnati ad indagare con coerenza i temi degli spostamenti e delle migrazioni a cui già erano riferiti i progetti precedenti.
L’attuale progetto Incontri potrebbe dirsi avviato sin dal 2019 con la produzione di The House of Change di Tatiana Stadnichenko nella Chiesa dei SS Carlo e Agata. Infatti solo ora, per una serie di vicissitudini, a questo fanno seguito le presenze dei tre autori proposti dal 15 ottobre al 12 dicembre. Se Tatiana narrava, con la costruzione di strutture effimere e video di architetture in costante movimento, la vita e l’esperienza di un esule destinato ai piaceri ed ai dispiaceri causati dalla condizione dell’essere straniero in terra altrui, drammaticamente un diverso in una terra di uguali, Gabriel Johann Kvendseth, Margrethe Kolstad Brekke ed Eleonore Griveau testimonieranno ora con i loro lavori quanto siano idealmente affini e connessi a questi concetti le finalità delle loro ricerche.

Incontri 2021
Manuel Portioli 

Il titolo della mostra deriva dalla parola greca "ecclesia" (ἐκκλησία, ekklesía) che significa "assemblea", "congregazione", o il luogo in cui si verifica tale raduno. La parola è stata mantenuta per indicare sia uno specifico edificio di culto cristiano (una "chiesa"), sia la comunità generale dei fedeli (la "Chiesa").
Un'assemblea, un raduno, un Incontro all’interno di un luogo (consacrato) agli Incontri.
I tre artisti partecipanti sono Gabriel Johann Kvendseth, Margrethe Kolstad Brekke ed Eleonore Griveau.
Nell’occasione di Incontri gli artisti disporranno dello spazio della Chiesa dei SS Carlo e Agata per la creazione di un’opera totale. Tutti utilizzeranno la significativa scenografia della chiesa integrandola nelle loro opere. La chiesa dei SS San Carlo e Agata conserva ancora strati e strati di significato ed una potente architettura, che diventeranno intrinsecamente parte delle opere esposte al suo interno. Per Incontri, infatti, la chiesa non sarà semplicemente cornice dei lavori esposti, ma parte connaturata e integrante di essi. Le mostre degli artisti, o forse sarebbe più opportuno parlare di progetti, si susseguiranno all’interno dell’edificio. Agli artisti è stato chiesto di creare qualcosa specificatamente per questo luogo. I risultati sono tre opere totali, pensate e rielaborate per la chiesa, considerando che in un contesto diverso cambierebbe drasticamente il loro significato. Il titolo delle opere è Temple Top Two 2 di Gabriel, The Next Great Acceleration di Margrethe e Valeur limite (2) di Eléonore.
Io credo che questo spazio (San Carlo), così evocativo, continui a parlare a nuove generazioni di fruitori. Il suo romanticismo decadente, intriso di preghiere e devozione, infiltrato di lacrime di pentimento e gratitudine si anima e prende nuova vita attraverso le istanze, domande, risposte e idee proposte dagli artisti che con esso interagiscono.  Gli Incontri che continuano ad avvenire dentro questo spazio attualizzano i dogmi incarnati nelle sue murature, soffiando in essi nuova vita.
Gabriel ha fede. Fede nelle leggi giocose e inconcepibili del caos che tutto governa. Sembra suggerire con un sorriso sornione che solo quando accettiamo l'entropia troveremo la pace a lungo promessa.
Margrethe è particolarmente occupata con l’idea di soffio (un soffio di vento) che dona vita (eterna e rinnovabile?) in questa era. L'antropocene ha bisogno di un nuovo Spirito Santo, che ha scambiato le sue piume bianche di colomba con ali di titanio capaci di veicolare l'energia eolica trasformandola in Illuminazione.
Eleonore si avvicina allo spazio con pragmatismo, presentando una selezione di oggetti sottoposti ad un'evoluzione rapida e frastornante che porta all'inevitabile autodistruzione. Questa obliterazione è innescata dai visitatori stessi, che sono consci che una volta scoperto il mistero, il mistero nel mistero svanisce.

Temple Top Two 2: Conflict of Consequence. Gabriel Johann Kvendseth
15/31 ottobre

Per le persone semplici come me: Heidegger distingue tra oggetti e cose. Un oggetto diventa una cosa quando non può più servire la sua funzione comunemente concordata. Quando un oggetto si rompe o viene usato in modo improprio, perde il suo valore socialmente codificato e diventa presente a noi in modi nuovi. Questa è la nostra porta d'accesso a quest'opera d'arte, che è un tappeto, un gioco, un dislocamento in una galleria che è una chiesa che non è una chiesa.
Temple Top Two 2 è il secondo di una serie di giochi di caos che cambiano in base agli eventi esterni, alle risorse disponibili, ai luoghi e ai partecipanti. Le regole sono stravaganti, arbitrarie e persino senza senso, mentre il gioco stesso non ha alcun obiettivo al di là del gioco stesso.
I partecipanti sono incoraggiati a scegliere il proprio percorso, seguendo l'istinto, l’urgenza o il capriccio. L’obbiettivo è sempre lo stesso: espandere i confini della propria comfort-zone e della comprensione. Va bene anche solo divertirsi, e/o semplicemente sentirsi confusi. Si prega di partecipare”.  (Gabriel Johann Kvendseth)

Biografia
Gabriel Johann Kvendseth è nato a Karlsøy, Norvegia nel 1984. La sua pratica artistica comprende scultura, installazione, performance e situazioni partecipative. Le sculture appaiono allo stesso tempo multifunzionali e disfunzionali, oscillanti tra prosa e metafora. Il movimento attraverso i confini disciplinari tra i domini dell'arte e dell'artigianato è fondamentale nella sua arte. Lavora spesso con materiali abbandonati, che manipola in modo idiosincratico, finendo spesso con sculture che assomigliano ad armi, strumenti o manufatti cerimoniali.
Ha esposto al Museo di Belle Arti di Arkhangelsk e al Museo Regionale di Arte di Murmansk in Russia, al Centro Sámi per l'Arte Contemporanea a Karasjok, presso Nordic House a Reykjavik, al Museo d'arte della Norvegia del nord di Tromsø, a Kristiansand Kunsthall, Kunstnerforbundet e Kunstindustrimuseet e Kunsthall a Oslo, e presso KODE 2 e Kraft a Bergen. Il suo lavoro è rappresentato nelle collezioni del Museo d'Arte della Norvegia del nord; KODE1, Provincia di Hordaland e la Facoltà di Arte, Musica e Design dell'Università di Bergen. Vive e lavora a Bergen e si è laureato all'Accademia Nazionale di Bergen.