SNOW DRAGON: in prossimitÓ della fine. Considerazioni a margine di un caso di studio. Giovanni Nicolini e Elena Mazzi

Elena Mazzi | Snow Dragon, dettaglio

Snow Dragon: in prossimità della fine Considerazioni a margine di un caso di studio Giovanni Nicolini e Elena Mazzi

G.N. L’inimmaginabile è realtà. Se la finalità dell’artista è quella di rendere visibile l’invisibile producendo quello che non era mai stato immaginato, quanto spazio e quanto tempo rimangono?

E.M. L'artista è un ricercatore, a suo modo trova, analizza e condivide informazioni che potenzialmente sarebbero alla portata di tutti, ma che reinterpreta secondo la sua visione del mondo. Nel mio lavoro tendo a non generalizzare mai, per questo parto sempre da specifici casi studio, così da poter rispondere puntualmente, al meglio delle mie possibilità. In “Snow Dragon”, spazio e tempo sembrano infiniti e illimitati. In realtà, entrambi sono a ridosso della fine. E' incredibile per me come in luoghi così preistorici e senza tempo si possa arrivare a sfruttare il repentino cambiamento climatico tanto da progettare una nuova veste geopolitica in un lasso di tempo così ristretto.

G.N. 
Pare che tutto muova nella direzione di una discontinuità drastica, particolarmente per quanto riguarda i fenomeni legati al rapporto uomo/natura. Come contraddire l’idea che sia possibile insistere nel processo di svalutazione e rimozione sia delle risorse naturali che di quelle sociali?

E.MPrendere coscienza è sicuramente il primo passo. In secondo luogo, la curiosità gioca un ruolo fondamentale. E' difficile insegnare ad essere curiosi, non ci sono ricette. Ma credo che l'arte possa giocare un ruolo fondamentale in questo, provando e sperimentando nuovi approcci non solo per il singolo, ma soprattutto per la collettività.

G.N. Si tratta, quindi di cambiare le regole del «gioco» per tutto e per tutti, per una “fame di cambiamento” indifferibile, realizzando, come indichi, un’arte flessibile, permeabile, utile a dar forma a pratiche artistiche e strategie culturali dirette alle comunità e alle singole persone?

E.M. Si, anche l'arte deve mettersi in gioco. Ma spesso gli strumenti si trovano insieme. E' per questo che spesso nel mio lavoro parto da casi studio legati a crisi. Nella crisi si è chiamati a fare un ulteriore sforzo, a mettere in campo possibilità solitamente non contemplate. Questa energia la trovo positiva e contagiosa, interessantissima da sviluppare collettivamente.

G.N. Il tuo lavoro sembra indicare, via via, geografie e antropologie inedite: “Snow Dragon” materializza la visione tracciando nuove mappe sulla superficie di trame e orditi. Eppure sul retro della parete proietti “SPICULE”. L’idea di una lettura verticale, diacronica, dei fenomeni interpretati nella loro prospettiva storica? L’immagine di una complessità accessibile solamente nella pratica della prospettiva archeologica della profondità?

E.M. In effetti, di solito amo lavorare in orizzontale. Nel caso specifico di "SPICULE", il fatto di aver lavorato in verticale è dato prevalentemente dalla conformazione geografica del luogo (un piccolo paese letteralmente verticale, a strapiombo sulla costa) e al rapporto simbiotico con il mare. Storicamente di rilevante importanza per l'economia del paese, il mare è ora vissuto da molti unicamente come fonte di guadagno turistico, perdendo il legame ancestrale di saperi e conoscenza. Con l'aiuto fondamentale di Monica Previati, biologa marina, e di associazioni locali per la salvaguardia del mare, ho pensato di ingrandire forme di scheletri di spugne che vivono in quelle coste. Forme bellissime, incredibili, di piccole strutture ossee (spicole) che le spugne puntualmente ricreano cibandosi delle rocce marine. Riprodotte in grande, sono visibili a tutti, bagnanti, nuotatori, e sub. Segnalate da una grande boa in vetro (utilizzate a inizio '900 in Liguria per segnalare la presenza di reti da pesca di grandi dimensioni), le sculture possono essere geolocalizzate anche dal paese, dove in un punto panoramico ho collocato un cannocchiale, invogliando lo spettatore a guardare al mare, e ad andare a tuffarsi, immergendosi in un mondo altro. La verticalità in questo caso ha mirato quindi all'orizzontalità.


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