LUCE E RESPIRO Il battito dell'invisibile

Daniele Nasi (sax tenore e soprano) Giancarlo Patris (contrabbasso) Giacomo Santini (chitarra) nell'ambito del progetto Monochromatic light: reinstatement

Alla programmazione della 26ª edizione di festivalfilosofia - quest’anno dedicata al tema del caos svolto nelle città di Modena, Carpi e Sassuoloil 18, 19 e 20 settembre - contribuisce “Monochromatic light: reinstatement”. Il progetto, avviato lo scorso autunno a Reggio Emilia nella Chiesa dei SS. Carlo e Agata da Flag No Flags Contemporary Art e dalla Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla - Ufficio Beni Culturali e Nuova Edilizia di Culto, a cura di Giovanni Nicolini, vede infatti compreso nel programma ufficiale del festival il concerto “Luce e respiro. Il battito dell'Invisibile”, replica dell’esecuzione proposta a Reggio Emilia in gennaio che il trio composto da Nasi, Patris e Santini ‐ in otto distinti momenti musicali ‐ dedica alla fertile visionarietà del collezionista Giuseppe Panza di Biumo e alle opere di Anne Appleby, Lawrence Carroll, Timothy Litzmann, Winston Roeth, David Simpson, Phil Sims ed Ettore Spalletti. Sette artisti proposti a Reggio Emilia temporaneamente dal 7 novembre al 7 dicembre 2025, ma esposti in permanenza nell’Appartamento Stuccato della reggia estense progettata da Bartolomeo Avanzini a Sassuolo. Il collezionista Giuseppe Panza di Biumo orientò la propria ricerca all'idea di un'arte vissuta come esperienza in grado di trasformare il modo di abitare lo spazio favorendo la percezione dei rapporti tra luce, tempo e contemplazione. Il progetto “Monochromatic light: reinstatement”, nell’ambito del quale è proposta l’esecuzione musicale, si è avviato nel ventennale della donazione alle Gallerie Estensi delle cinquantuno opere commissionate da Panza di Biumo proponendo di rinnovarne l'eredità culturale attraverso il dialogo possibile tra musica e arti visive. L’impegno di Daniele Nasi, Giancarlo Patris e Giacomo Santini, accolto nel prestigioso contesto di festivalfilosofia/caos 2026 e nella intatta architettura barocca dell’Avanzini, restituisce, come nelle opere pittoriche della collezione, l’esperienza del senso di un flusso senza fine, di una pulsazione e di un ciclo inesorabili, nei quali la luce diventa orientamento nell'attraversamento di una soglia da cui cogliere il ritmo del soffio vitale che sostiene ogni cosa. Per qualche aspetto parrebbe entrare qui in gioco, visibilmente, l’idea del Chaosmos di Joyce, quando in Finnegans Wake fuse "caos" e "cosmo" per suggerire che l'universo non è un sistema statico, ma un flusso dove tutto si sfalda per ricomporsi in una stabilità precaria. Un gioco di forze tra la luce che la colpisce e lo sguardo di chi la osserva, verrebbe da dire, nel caso della pittura monocroma ed anche, similmente, l’esperienza del ‘caos’ nelle sfasature ritmiche e nella ripetizione ossessiva di cellule trasformate in struttura nell’ascolto musicale. Comunque in entrambi i linguaggi, pittorico o sonoro, l’indicazione di nuovi ordini possibili, nell’evolvere verso nuove armonie oltre la sensazione di provvisorietà originaria. Il pittore e il musicista guardano al caos della tavolozza ed a quello della tastiera estraendone linee nitide nella rappresentazione di “frammenti di ordine” vibranti capaci di mutare insieme a noi. Di questo parla Gilles Deleuze ed in particolare Félix Guattari nel suo Chaosmose del 1992 indicando come il benessere non consista nell’assenza del caos e dei problemi che determina, ma nella capacità di danzare con essi, trovando ogni giorno un nuovo equilibrio. Alla fine, pare levarsi dall’esperienza della visita alle opere pittoriche a Palazzo Ducale e dall’esecuzione del concerto l’idea che il caos non sia il nemico dell'ordine, ma anzi la sua materia prima. La condizione dinamica che, consentendoci di non restare mai uguali a noi stessi, trasforma ogni cambiamento in un'opera d'arte ancora tutta da comporre di cui ciascuno sarà protagonista. (Giovanni Nicolini)

https://www.palazzomagnani.it/mag/monochromatic-light-reinstatement/