LUCE E RESPIRO Il battito dell'invisibile

Daniele Nasi (sax tenore e soprano) Giancarlo Patris (contrabbasso) Giacomo Santini (chitarra) nell'ambito del progetto Monochromatic light: reinstatement

Alla programmazione della 26ma edizione di festivalfilosofia, evento che anima per tre giorni nel mese di settembre le città di Modena, Carpi e Sassuolo, la cui parola chiave è quest'anno caos, contribuisce  “Monochromatic light: reinstatement”. Il progetto avviato lo scorso autunno a Reggio Emilia nella Chiesa dei SS. Carlo e Agata, propone nel programma ufficiale del festival  “Luce e respiro. Il battito dell'Invisibile”: una replica dell’interpretazione reggiana che Nasi, Patris e Santini ‐ in otto distinti momenti musicali ‐ dedicano alla fertile visionarietà di Giuseppe Panza di Biumo e alle opere di Anne Appleby, Lawrence Carroll, Timothy Litzmann, Winston Roeth, David Simpson, Phil Sims ed Ettore Spalletti, i sette artisti proposti a Reggio Emilia temporaneamente dal 7 novembre al 7 dicembre 2025, ma esposti in permanenza nell’Appartamento Stuccato della reggia estense progettata da Bartolomeo Avanzini a Sassuolo.
Il collezionista Giuseppe Panza di Biumo dedicò la propria ricerca a un'idea dell'arte come esperienza capace di trasformare il modo di abitare lo spazio e di percepire il rapporto tra luce, tempo e contemplazione. Il progetto “Monochromatic light: reinstatement”, nell’ambito del quale è proposta l’esecuzione musicale, si è avviato nel ventennale della donazione alle Gallerie Estensi delle cinquantuno opere commissionate da Panza di Biumo proponendo di rinnovarne l'eredità culturale attraverso il dialogo possibile tra musica e arti visive.
L’impegno di Daniele Nasi, Giancarlo Patris e Giacomo Santini, accolto nel prestigioso contesto di festivalfilosofia 2026 e nella intatta architettura barocca dell’Avanzini, restituisce, come nelle opere pittoriche della collezione, l’esperienza del senso di un flusso senza fine, di una pulsazione e di un ciclo inesorabili, nei quali la luce diventa orientamento e apre all'esperienza dell'attraversamento di una soglia da cui cogliere il ritmo del soffio vitale che sostiene ogni cosa.
Per qualche aspetto parrebbe entrare qui in gioco, visibilmente, l’idea del Chaosmos di Joyce, quando in Finnegans Wake fuse "caos" e "cosmo" per suggerire che l'universo non è un sistema statico, ma un flusso dove tutto si sfalda per ricomporsi in una stabilità precaria. Un gioco di forze tra la luce che la colpisce e lo sguardo di chi la osserva, verrebbe da dire, nel caso della pittura monocroma ed anche, similmente, l’esperienza del ‘caos’ nelle sfasature ritmiche e nella ripetizione ossessiva di cellule trasformate in struttura nell’ascolto musicale. Comunque in entrambi i linguaggi, pittorico o sonoro, l’indicazione di nuovi ordini possibili, nell’evolvere verso nuove armonie oltre la sensazione di provvisorietà originaria.
Il pittore e il musicista guardano al caos della tavolozza ed a quello della tastiera estraendone linee nitide nella rappresentazione di “frammenti di ordine” vibranti capaci di mutare insieme a noi. Di questo parla Gilles Deleuze ed in particolare Félix Guattari nel suo Chaosmose del 1992 indicando come il benessere non consista nell’assenza del caos e dei problemi che determina, ma nella capacità di danzare con essi, trovando ogni giorno un nuovo equilibrio.
Alla fine, pare levarsi dall’esperienza della visita alle opere pittoriche a Palazzo Ducale e dall’esecuzione del concerto l’idea che il caos non sia il nemico dell'ordine, ma anzi la sua materia prima. La condizione dinamica che, consentendoci di non restare mai uguali a noi stessi, trasforma ogni cambiamento in un'opera d'arte ancora tutta da comporre di cui ciascuno sarà protagonista. (Giovanni Nicolini)